Fiction e verità pratica: fra il verosimile e il necessario (Prof. Juan José García-Noblejas)
Afferma Aristotele che “la poesia è cosa più nobile (spoudaios, più elevata) e più filosofica della storia, perché la poesia tratta piuttosto dell’universale, mentre la storia del particolare” .
Cercherò di esaminare (piuttosto esplorare) alcuni aspetti della necessarietà di questo dire “dell’universale” secondo il modo veritativo pratico poetico, un modo relazionato al fare “miti” con “trame drammatiche”. Il “mito” e l’opera poetica, come vedremo, possiedono una condizione referenziale universale. Nel contempo, la “trama” implica personaggi e azioni particolari: qualcosa che non equivale a fare enunciati proposizionali con le parole.
Perciò il lavoro poetico non implica il “dire la verità”, ma piuttosto il “farla”. E facendola , ciò che appare come “verità pratica” è il bene: oltre allo specifico bene poetico dell’opera, il bene sociale e vitale (uno spiraglio etico e politico verso il trascendente) di coloro che scrivono e accedono a queste opere poetiche. La verità pratica non è utopica e atemporale, ma – al contrario – “topica”, opportuna e storicamente situata.
Comments