•• Comunicazione del trascendente nel cinema: Una raffigurazione personale dell’invisibile nell’opera di Andrei Tarkovskij (“Andrei Rubliev” e “Solaris”) (Prof. Garcia-Noblejas).
Intendo mettere in luce soprattutto un aspetto riguardo al fondamentale modo dello spettatore di recepire un possibile contenuto trascendente, invisibile, associato al “rappresentare l’invisibile” cinematografico. E per impostare la questione vorrei citare le frasi di due autori: David Puttnam e Gustave Flaubert.
David Puttnam (mi riferisco al produttore cinematografico e non al filosofo Hilary Putnam) parlando della sua gioventù una volta raccontò il seguente aneddoto: “Ricordo me stesso da ragazzo, molti, molti anni fa, mentre uscivo dal cinema dopo aver visto A Man for all Seasons (Un uomo per tutte le stagioni), mi fermai un momento a pensare < Anche io certamente mi sarei lasciato tagliare la testa prima di firmare quella carta >. Sicuramente questo non aveva alcun senso, perché avrei firmato qualunque cosa se qualcuno avesse minacciato di tagliarmi anche solo un dito. Ma questo per un momento mi fece sentire orgoglioso di me stesso, pensando che avessi qualcosa in me che mi faceva essere migliore di quello che ero” .Vorrei dire qualcosa riguardo al senso di questo “uscire dal cinema e pensare per un momento” evocato da Puttnam.
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