Benvenuti a TGCom: Ripensare la Comunicazione Pubblica (programma 2008-09)

PUSC

FCSI – 2008-09

Prof. Juan José García-Noblejas


Teoria Generale della Comunicazione: Ripensare la Comunicazione Pubblica




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Testi da leggere per TGCom: 1) Sul "framing"

•• “Il framing: il senso delle parole ed il senso delle cose” (Prof. García-Noblejas)

Mi sembra un evidente controsenso pretendere di fare a meno del linguaggio ma, nello stesso tempo, utilizzarlo per parlare del linguaggio stesso. Oggi devo parlare del “framing” e lo farò servendomi proprio del “framing”. E dato che la lingua italiana accetta volentieri i termini stranieri, userò la parola “framing” senza bisogno di tradurla con “inquadrare”, dato che per l’appunto mi sono proposto di “inquadrare il framing”.

Il “framing” consiste, dunque, in un’operazione in cui il senso delle parole non indica solamente il senso delle cose di cui si sta parlando, ma lo “orienta” e lo “inquadra” dando o togliendo dalle cose certe loro qualità. In casi estremi, ma non per questo troppo ipotetici o sporadici, si arriva a contraffare o impadronirsi della realtà, separandola sofisticamente del linguaggio, e riducendola a una semplice categoria linguistica. (...)

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Testi da leggere per TGCom: 2) Comunicazione e amicizia

•• La Comunicazione come forma d'amicizia (Prof. García-Noblejas)

Non è un caso che il titolo di quanto esporrò di seguito sia “La comunicazione come forma di amicizia” e non il contrario, “L’amicizia come forma di comunicazione”. Voglio infatti trasmettere l’idea che sappiamo già abbastanza riguardo all’amicizia, mentre invece sappiamo abbastanza poco della comunicazione. La questione che viene posta è questa: i mezzi di comunicazione, al di là del fatto di pretenderlo o sembrarlo, possono essere umanamente amichevoli?

Il proposito di queste parole consiste non tanto nell’occuparsi degli aspetti o delle manifestazioni comunicative dell’amicizia, quanto piuttosto nell’osservare in che misura l’amicizia possa essere predicata come qualità propria dell’avvicinamento delle forme e dei mezzi di comunicazione pubblica ai cittadini. Cosa che presuppone, in un certo senso, che ciò che segue rientra più appropriatamente nel contesto dell’Epistemologia della Comunicazione pubblica, e non direttamente nel contesto dell’Etica o dell’Antropologia filosofica.

Una genuina prospettiva epistemologica per la Comunicazione pubblica è quella che risulta capace di almeno due cose: 1) considerare insieme tutti i mezzi, le forme e i testi comunicativi e 2) farlo in quanto questi ultimi hanno come obiettivo prioritario il parlare veridicamente della realtà. Oggigiorno, tanto nelle argomentazioni giornalistiche quanto nelle creazioni poetiche, si può notare una convergenza nell’interesse a dare notizia del male reale e possibile che si osserva nel mondo in cui viviamo, e del male reale e possibile che si osserva all’interno del mondo che ciascuno di noi rappresenta.

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Testi da leggere per TGCom: 3) Novità, autodeterminazione e comunicazione

•• Novità, autodeterminazione e comunicazione come elementi essenziali dell’agire umano. Riflessioni a partire dalla teoria dell’azione in K. Wojtyla (Prof. Antonio Malo)

Il tema dell’azione umana ha assunto nella modernità e, soprattutto, nell’odierna cultura tecnologica, un ruolo capitale sia in ambito teoretico che in ambito pratico. Infatti, la rivalutazione della praxis nelle recenti fenomenologia ed ermeneutica di origine heideggeriana e nella filosofia analitica, va di pari passo con il ruolo svolto dall’azione nel progresso della società in tutti i suoi ambiti (economico, politico, culturale), arrivando a modellare la stessa mentalità odierna: molti dei nostri abiti, dei nostri modi di pensare, di fare esperienza e di comportarci dipendono da un particolare modo di concepire l’azione umana ed anche dal senso che le attribuiamo per raggiungere una vita compiuta.

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•• Novelty, self-determination and communication as essential traits of human action. Reflections on K. Wojtyla’s theory of action (By Prof. Antonio Malo)

In today’s technological culture, the topic of human action has taken center stage in both the theoretical and practical spheres. In fact, re-evaluating the meaning of praxis in recent Heideggerian phenomenology and hermeneutics as well as in analytic philosophy, goes hand-in-hand with the role carried out by action in social progress in all its realms (economic, political, cultural, etc.). In that way, it has given shape to today’s mind set—many of our habits, our methods of reasoning, our experiencing and behaving, all depend in a particular way on our conception of human action as well as on the sense with which we imbue it in order to reach a fulfilled life.

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Testi da leggere per TGCom: 4) Comunicazione del trascendente

•• Comunicazione del trascendente nel cinema: Una raffigurazione personale dell’invisibile nell’opera di Andrei Tarkovskij (“Andrei Rubliev” e “Solaris”) (Prof. Garcia-Noblejas).

Intendo mettere in luce soprattutto un aspetto riguardo al fondamentale modo dello spettatore di recepire un possibile contenuto trascendente, invisibile, associato al “rappresentare l’invisibile” cinematografico. E per impostare la questione vorrei citare le frasi di due autori: David Puttnam e Gustave Flaubert.

David Puttnam (mi riferisco al produttore cinematografico e non al filosofo Hilary Putnam) parlando della sua gioventù una volta raccontò il seguente aneddoto: “Ricordo me stesso da ragazzo, molti, molti anni fa, mentre uscivo dal cinema dopo aver visto A Man for all Seasons (Un uomo per tutte le stagioni), mi fermai un momento a pensare < Anche io certamente mi sarei lasciato tagliare la testa prima di firmare quella carta >. Sicuramente questo non aveva alcun senso, perché avrei firmato qualunque cosa se qualcuno avesse minacciato di tagliarmi anche solo un dito. Ma questo per un momento mi fece sentire orgoglioso di me stesso, pensando che avessi qualcosa in me che mi faceva essere migliore di quello che ero” .

Vorrei dire qualcosa riguardo al senso di questo “uscire dal cinema e pensare per un momento” evocato da Puttnam.

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Testi da leggere per TGCom: 5) Personal Identity in Fiction

•• Personal Identity and Dystopian Film Worlds (Prof. García-Noblejas)

To speak of “Personal Identity and Dystopian Film Worlds” means to speak of “reference” in cinematic fiction and of the reception and personal appropriation – not only intellectual – of that fiction. To put it briefly, I will speak of the personal “refiguration” of fictions according to the hermeneutics of Paul Ricoeur, making reference to three films that depict dystopian worlds: Blade Runner (R. Scott, 1982), Brazil (T. Gilliam, 1985), and The Truman Show (P. Weir, 1998).

I consider the possible worlds in these films as “virtual”, not because they are dystopian or close to science-fiction, but rather for being different from the “real” world in which we live, and for allowing us to gain a better understanding of ourselves and our own worlds. They are virtual because in order to talk about their characters, plots and actions we adopt – in the words of W. Kneale – the “de dicto” modality; whereas to speak of ourselves as persons we adopt the “de re” modality in the real worlds in which we interact with such fictions when they reach us.

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Testi da leggere per TGCom: 6) Comunicazione, istituzioni e "Truman Show"

•• Considerazioni culturali sulle pratiche e le istituzioni comunicative. Una proposta per leggere "The Truman Show" (Prof. Juan José García-Noblejas)

Desidero innanzitutto spiegare alcune nozioni che utilizzerò in questa relazione, in modo che tutti quanti possiamo trarre il massimo profitto da questa sessione accademica. Abbiamo visto Truman Show (Peter Weir, 1998) non per fare una sessione di cineforum, ma perché questo film ci serve da supporto per spiegare meglio cosa implichino le pratiche personali di comunicazione pubblica e anche le istituzioni alle quali possono e sogliono essere associate queste pratiche. In concreto, in questo caso, associate con il mondo del cinema.

Secondo Alasdair MacIntyre, "pratica" è ogni azione umana cooperativa e socialmente stabilita, destinata a conseguire gli standars di eccellenza propri di questa medesima attività. Per questo si dice che i beni propri di una pratica sociale (sia un gioco, una scienza o un'arte) sono esclusivamente interni ad essa e a coloro che la praticano: essenzialmente si tratta di virtù, come la giustizia, il coraggio, o l'onestà.
In questo senso, non è "pratica" l'azione di ammucchiare mattoni o di tagliare pietre, mentre invece lo è l'architettura. Entrare in una pratica significa entrare in una tradizione, seguendo coloro che si distinguono al suo interno.

Le pratiche non vanno confuse con le istituzioni. Gli scacchi, la fisica e la medicina sono pratiche, però le associazioni di scacchi, i laboratori, le università e gli ospedali sono istituzioni.

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Testi da leggere per TGCom: 7) Fiction e verità pratica

Fiction e verità pratica: fra il verosimile e il necessario (Prof. Juan José García-Noblejas)

Afferma Aristotele che “la poesia è cosa più nobile (spoudaios, più elevata) e più filosofica della storia, perché la poesia tratta piuttosto dell’universale, mentre la storia del particolare” .

Cercherò di esaminare (piuttosto esplorare) alcuni aspetti della necessarietà di questo dire “dell’universale” secondo il modo veritativo pratico poetico, un modo relazionato al fare “miti” con “trame drammatiche”. Il “mito” e l’opera poetica, come vedremo, possiedono una condizione referenziale universale. Nel contempo, la “trama” implica personaggi e azioni particolari: qualcosa che non equivale a fare enunciati proposizionali con le parole.

Perciò il lavoro poetico non implica il “dire la verità”, ma piuttosto il “farla”. E facendola , ciò che appare come “verità pratica” è il bene: oltre allo specifico bene poetico dell’opera, il bene sociale e vitale (uno spiraglio etico e politico verso il trascendente) di coloro che scrivono e accedono a queste opere poetiche. La verità pratica non è utopica e atemporale, ma – al contrario – “topica”, opportuna e storicamente situata.

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